martedì 15 gennaio 2013
lunedì 14 gennaio 2013
Publiacqua incassa le bollette e la Regione paga per un minimo d'investimenti nel Chianti
Utili privati, debito pubblico sempre la stessa storia che si ripete.
Publiacqua Spa (107,9 milioni di euro di profitto in 5 anni malgrado rimborsi ancora da fare ai cittadini di 6,2 milioni per multe dall'autorità COVIRI http://altracitta.org/2008/10/01/torbida_publiacqua_6_milioni_di_troppo/ e rimborsi di diversi milioni per la depurazione fatta pagare per anni anche dove non c'era)
Con un azienda consortile, almeno si risparmiava sugli utili che si potevano utilizzare come investimenti e si risparmiava anche all'utente un 10% d'IVA aggiuntivo sulla bolletta (sempre nei primi posti Italiani come tariffe più care).
Dopo i 20 milioni stanziati in aprile dalla regione per il fondo di garanzia Fidi Toscana che serviranno per il servizio idrico ci chiediamo sempre di più: a che cosa servivano i privati nella gestione del servizio?
Nel caso di Publiacqua Spa sicuramente a distribuire utili agli azionisti, lavori per gli azionisti privati, posti di dirigente ben pagati, elargire sponsorizzazioni a destra e sinistra su Firenze (l'azionista pubblico di maggioranza), pubblicità per garantirsi il favore dei media, sganciarsi da troppo controllo pubblico (ora è pure sparito l'ATO3 che aveva osato multare di 2,1 milioni Publiacqua per mancanze d'informazionehttp://www.toscanaoggi.it/Toscana/AMBIENTE-STANDARD-NON-RAGGIUNTI-2-MLN-MULTA-A-PUBLIACQUA)….
Colin du Liège
************************************
Rossi ha poi annunciato un investimento da "20 milioni di euro per costituire un fondo di garanzia presso Fidi Toscana, che consentirà di attivare interventi per 118 milioni di euro, per le società dell'acqua. Circa 60 milioni saranno dedicati al miglioramento e alla riparazione delle tubazioni per ridurre le perdite della rete idrica".
RETE IDRICA NEL CHIANTI. DUE MILIONI DI EURO DALLA REGIONE PER INVESTIMENTI NEL CHIANTI
Prosegue la progettazione per la realizzazione degli invasi idrici di Rimaggio, Argenna e Terzona. Il fondo regionale servirà a potenziare la rete acquedottistica dell’Anconella, a battere pozzi nel bacino della Pesa e a risolvere le varie criticità locali 07/01/2013 17.47 Comune di Tavarnelle Val di Pesa
Prosegue la progettazione per la realizzazione degli invasi idrici di Rimaggio, Argenna e Terzona. Il fondo regionale servirà a potenziare la rete acquedottistica dell’Anconella, a battere pozzi nel bacino della Pesa e a risolvere le varie criticità locali 07/01/2013 17.47 Comune di Tavarnelle Val di Pesa
Tavarnelle
Due milioni di euro per risolvere i problemi idrici del Chianti
Il fondo regionale servirà a potenziare la rete acquedottistica dell’Anconella, a battere pozzi nel bacino della Pesa e per intervenire sulle varie criticità locali
Assume contorni sempre più definiti il programma di investimenti necessario al potenziamento della rete acquedottistica finalizzato ad arginare la questione della carenza idrica nel Chianti. Un piano sul quale i Comuni di Barberino, San Casciano e Tavarnelle si sono già confrontati con la Regione Toscana, la Provincia di Firenze e il gestore del servizio idrico e che dagli stessi sarà affrontato e ulteriormente condiviso in un incontro in programma a breve.
I Comuni si avvarranno del finanziamento stanziato dalla Regione Toscana, pari a circa 2milioni di euro, non per realizzare i piccoli invasi idrici, la cui attuazione richiede risorse ben più massicce ma per mettere a punto investimenti urgenti e mettere in sicurezza l’approvvigionamento idrico del Chianti. Mentre infatti si completata la progettazione dell’invaso idrico di Rimaggio e prosegue quella per gli invasi di Argenna e Terzona, le amministrazioni comunali puntano alla realizzazione di interventi a breve termine tra cui il potenziamento della rete acquedottistica dell’Anconella da Firenze. Un’opera importante che permetterà di arrecare maggiore risorsa sulle dorsali di San Casciano e Tavarnelle e Greve separandole.
Per i territori questo si tradurrà in una portata d’acqua più consistente. Ad esempio a Tavarnelle si passerà da 4 a 6 litri d’acqua al secondo. Altri interventi programmati, da realizzare con il fondo regionale, sono quelli relativi alla realizzazione di vari pozzi da battere nella zona della Botte e del bacino della Pesa. Inoltre sarà effettuato il potenziamento di alcune criticità delle reti locali. Nel caso di Tavarnelle l’acquedotto sarà potenziato con la realizzazione del serbatoio del Borghetto i cui lavori inizieranno nel 2013.
“Il nostro obiettivo – sostiene il sindaco di Tavarnelle Sestilio Dirindelli - è lasciare definitivamente alle spalle il difficile periodo in cui il Chianti soprattutto nei mesi estivi soffriva la sete; puntiamo a portare l’acqua nelle case delle famiglie del Chianti e non farla mancare nei momenti più siccitosi e di maggior consumo; per questo riteniamo che garantire sicurezza idrica sui nostri territori voglia dire programmare per tempo investimenti certi e realizzabili a breve termine, naturalmente chiederemo agli enti preposti di continuare ad impegnarsi con ulteriori investimenti anche per la programmazione degli interventi di prospettiva”.
Fonte: Ufficio Stampa Associato del Chianti Fiorentino
sabato 5 maggio 2012
Sporchi da morire
Ieri sono stato a vedere la proiezione di questo film. Chi, come i cittadini di montemurlo, ha un inceneritore nel proprio territorio dovrebbe vederlo.
Intanto oggi alle 15 manifestazione a firenze dei comitati contro gli incenertori
mercoledì 9 giugno 2010
Polli inquinati da diossine a Montemurlo
Quando sabato 22 maggio, in occasione della presentazione dei dati
ambientali e sanitari in area di ricaduta dell'inceneritore di Montale, il
Dott. Gabbrielli della ASL di Pistoia ha mostrato la diapositiva
(assolutamente illeggibile) sui monitoraggi animali (che lui chiama matrici
biologiche per confondere le acque e far intenedere che è roba da
laboratorio) non ha detto che alcuni campionamenti che sono stati rifatti,
hanno dato esito ancora peggiore delle analisi del 2008.
In particolare, il campione di pollo proveniente da Montemurlo (il campione
del punto 4 p) è salito da 5,88 (nel 2008) a 11,26 pg-TE/kg, quindi assai
oltre il limite di 4 ng/Kg e questo nonostante questa volta sia stato
campionato (presumibilmente) un pollo assi più giovane del precedente e che
quindi ha avuto meno tempo per accumulare la diossina nei grassi .
In sala era seduto anche il Sindaco di Montemurlo, al quale sarebbe
interessante chiedere se è stato informato o meno di questo ennesimo
campionamento disastroso.
Questi dati si trovano sul sito della Provincia di Pistoia
http://www.provincia.pistoia.it/AMBIENTE/InformazioneAmbientale/TermovalorizzatoreMontale/IncontroAgliana29052010/ASL_3_PIANO_DI_CAMPIONAMENTO.pdf
Peccato che anche in occasione della kermesse sulla trasparenza il dott.Gabrielli abbia taciuto questo particolare abbastanza inquietante.Oltre a questa "dimenticanza" il Dott. Gabbrielli ha non riporta fra lematrici non conformi il pollo dell'allevamento14 (Pistoia), che ha valori di diossine/PCB-dl pari a 4,17 (quindi oltre illimite di 4).Evidentemente 4,17 è meno di 4!
//www.provincia.pistoia.it/AMBIENTE/InformazioneAmbientale/TermovalorizzatoreMontale/IncontroAgliana29052010/ASL_3_INDAGINE_SU_CONTAMINAZIONE_MATRICI_BIOLOGICHE.pdf
Suggerisco agli amici di Montemurlo di recarsi personalmente dal Sindaco, difarlo accomodare ad un PC e fargli vedere questi dati che sono statitaciuti la mattina del 29 maggio.Lui, il Sindaco, dovrà dire cosa intende fare: vuole emettere l'ordinanza didivieto di consumo e commercializzazione dei cibi contaminati, oppure no!Vi suggersico di chiamare anche la stampa, così anche i giornalistipotranno imparare ad attingere le informazioni direttamente dalle fonti.
Adriana Pagliai
ambientali e sanitari in area di ricaduta dell'inceneritore di Montale, il
Dott. Gabbrielli della ASL di Pistoia ha mostrato la diapositiva
(assolutamente illeggibile) sui monitoraggi animali (che lui chiama matrici
biologiche per confondere le acque e far intenedere che è roba da
laboratorio) non ha detto che alcuni campionamenti che sono stati rifatti,
hanno dato esito ancora peggiore delle analisi del 2008.
In particolare, il campione di pollo proveniente da Montemurlo (il campione
del punto 4 p) è salito da 5,88 (nel 2008) a 11,26 pg-TE/kg, quindi assai
oltre il limite di 4 ng/Kg e questo nonostante questa volta sia stato
campionato (presumibilmente) un pollo assi più giovane del precedente e che
quindi ha avuto meno tempo per accumulare la diossina nei grassi .
In sala era seduto anche il Sindaco di Montemurlo, al quale sarebbe
interessante chiedere se è stato informato o meno di questo ennesimo
campionamento disastroso.
Questi dati si trovano sul sito della Provincia di Pistoia
http://www.provincia.pistoia.it/AMBIENTE/InformazioneAmbientale/TermovalorizzatoreMontale/IncontroAgliana29052010/ASL_3_PIANO_DI_CAMPIONAMENTO.pdf
Peccato che anche in occasione della kermesse sulla trasparenza il dott.Gabrielli abbia taciuto questo particolare abbastanza inquietante.Oltre a questa "dimenticanza" il Dott. Gabbrielli ha non riporta fra lematrici non conformi il pollo dell'allevamento14 (Pistoia), che ha valori di diossine/PCB-dl pari a 4,17 (quindi oltre illimite di 4).Evidentemente 4,17 è meno di 4!
//www.provincia.pistoia.it/AMBIENTE/InformazioneAmbientale/TermovalorizzatoreMontale/IncontroAgliana29052010/ASL_3_INDAGINE_SU_CONTAMINAZIONE_MATRICI_BIOLOGICHE.pdf
Suggerisco agli amici di Montemurlo di recarsi personalmente dal Sindaco, difarlo accomodare ad un PC e fargli vedere questi dati che sono statitaciuti la mattina del 29 maggio.Lui, il Sindaco, dovrà dire cosa intende fare: vuole emettere l'ordinanza didivieto di consumo e commercializzazione dei cibi contaminati, oppure no!Vi suggersico di chiamare anche la stampa, così anche i giornalistipotranno imparare ad attingere le informazioni direttamente dalle fonti.
Adriana Pagliai
lunedì 31 maggio 2010
Livestream Grilli Pistoiesi
Watch live streaming video from grillipistoia at livestream.com
[13.40.50] Alex72:
Watch live streaming video from grillipistoia at livestream.com
lunedì 24 maggio 2010
lunedì 18 gennaio 2010
da Modena su inceneritore
14-01-2010
Un milione per la casa inquinata dall’inceneritore
La comprerà il Comune. Il proprietario è malato da tempo
Un mil ione centomi la euro.
E’ questa la cifra per la quale i l Comune ha acquistato una casa
in via Cavazza, a pochi metri dall ’inceneritore, il cui rogito
dovrebbe avvenire proprio in questi giorni .
La ragione ufficiale del la spesa è che in quel terreno dovrà
sorgere il nuovo deposito degli atti storici del Comune.
Ma pare invece si tratti dell ’epilogo silenzioso di una
controversia iniziata più di dieci anni fa tra la famigl ia
proprietaria del la casa e l’amministrazione.
Una vicenda fatta di visite in Comune, appel li al sindaco e
tonnellate di lettere «Una volta questa era la zona più bel la di
Modena - racconta con nostalgia l ’interessato - poi è arrivato
l’inceneritore».
E ha portato con sè polveri, inquinamento e rumore.
«Quando hanno costruito la seconda linea del
termovalorizzatore è stato fatto uno studio, secondo il quale a
un chilometro di raggio dall ’inceneritore non potevano vivere
animal i, piante e neanche uomini.
E nel raggio di due chi lometri si registrava i l 50% in più di
inquinamento.
Ma lei vede dove viviamo? Ci dicevano avete ragione, ma non ci
sono i soldi...» aggiunge.
Esasperata, la famiglia ha dato tutto in mano ad un avvocato.
E, a giudicare dal l’accordo raggiunto, sembra che le loro ragioni siano state finalmente ascoltate.
A smuovere gl i amministratori, a quanto pare, sarebbe stata una cartel la cl inica che ha fatto capol ino in mezzo al le
carte legali .
Si tratta di quella del padre di famiglia, lavoratore agricolo, che da vent’anni respira, lavora e mangia polveri sotti li .
Anche attraverso la frutta e la verdura che coltiva.
Da anni l’uomo lamenta diversi sintomi , male ai muscoli , artrite, polmonite.
Ma del fatto che l ’aria che si respirava non facesse così bene, l’uomo si era accorto già molto tempo prima.
Da quando gli animal i, avevano iniziato a traslocare e a smettere di riprodursi: «Di allevare conigli ho smesso, perché
non conveniva più.
Le coniglie avevano smesso di figl iare.
Le rondini se ne sono andate via tutte, meno una coppia, che continua a tornare ogni anno.
Ma i loro piccoli non sopravvivono: fanno il nido e i piccoli invece di volare via cadono morti dal nido.
Avevamo una scrofa che ha abortito.
Sono sparite le lucciole, le falene e i passerotti...», racconta.
Gli animali se ne sono andati.
L’uomo, animale intell igente, secondo i l Comune può restare senza problemi .
Caterina Giusberti
Modena Qui - In 12 pagine molte idee http://www.modenaqui.it/
1
Un milione per la casa inquinata dall’inceneritore
La comprerà il Comune. Il proprietario è malato da tempo
Un mil ione centomi la euro.
E’ questa la cifra per la quale i l Comune ha acquistato una casa
in via Cavazza, a pochi metri dall ’inceneritore, il cui rogito
dovrebbe avvenire proprio in questi giorni .
La ragione ufficiale del la spesa è che in quel terreno dovrà
sorgere il nuovo deposito degli atti storici del Comune.
Ma pare invece si tratti dell ’epilogo silenzioso di una
controversia iniziata più di dieci anni fa tra la famigl ia
proprietaria del la casa e l’amministrazione.
Una vicenda fatta di visite in Comune, appel li al sindaco e
tonnellate di lettere «Una volta questa era la zona più bel la di
Modena - racconta con nostalgia l ’interessato - poi è arrivato
l’inceneritore».
E ha portato con sè polveri, inquinamento e rumore.
«Quando hanno costruito la seconda linea del
termovalorizzatore è stato fatto uno studio, secondo il quale a
un chilometro di raggio dall ’inceneritore non potevano vivere
animal i, piante e neanche uomini.
E nel raggio di due chi lometri si registrava i l 50% in più di
inquinamento.
Ma lei vede dove viviamo? Ci dicevano avete ragione, ma non ci
sono i soldi...» aggiunge.
Esasperata, la famiglia ha dato tutto in mano ad un avvocato.
E, a giudicare dal l’accordo raggiunto, sembra che le loro ragioni siano state finalmente ascoltate.
A smuovere gl i amministratori, a quanto pare, sarebbe stata una cartel la cl inica che ha fatto capol ino in mezzo al le
carte legali .
Si tratta di quella del padre di famiglia, lavoratore agricolo, che da vent’anni respira, lavora e mangia polveri sotti li .
Anche attraverso la frutta e la verdura che coltiva.
Da anni l’uomo lamenta diversi sintomi , male ai muscoli , artrite, polmonite.
Ma del fatto che l ’aria che si respirava non facesse così bene, l’uomo si era accorto già molto tempo prima.
Da quando gli animal i, avevano iniziato a traslocare e a smettere di riprodursi: «Di allevare conigli ho smesso, perché
non conveniva più.
Le coniglie avevano smesso di figl iare.
Le rondini se ne sono andate via tutte, meno una coppia, che continua a tornare ogni anno.
Ma i loro piccoli non sopravvivono: fanno il nido e i piccoli invece di volare via cadono morti dal nido.
Avevamo una scrofa che ha abortito.
Sono sparite le lucciole, le falene e i passerotti...», racconta.
Gli animali se ne sono andati.
L’uomo, animale intell igente, secondo i l Comune può restare senza problemi .
Caterina Giusberti
Modena Qui - In 12 pagine molte idee http://www.modenaqui.it/
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lunedì 6 luglio 2009
Esposto alla Procura

Esposto del Comitato Ambientale Montemurlo alla Procura di Prato per il divieto di commercializzazione di prodotti di aeree inquinate come da riscontri effettuati da Usl e Arpat.
Etichette:
Arpat,
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Procura,
riciclo
martedì 2 giugno 2009
lunedì 25 maggio 2009
Perchè L'inceneritore di Montale ha sforato di 6 volte i limiti consentiti per legge?
La ditta Gale accusata di aver fornito carboni attivi scadenti ci spiega come i periti abbiano dimostrato che non dipendeva dai carboni lo sforamento dei limiti nel Maggio 2007. Due domande sorgono spontanee: 1) perchè si è frettolosamente accusato questa società prima di fare le opportune perizie? 2) perchè si è subito ricominciato ad incenerire senza la certezza di cui sopra?
mercoledì 6 maggio 2009
lunedì 6 aprile 2009
venerdì 3 aprile 2009
dal sito www.stefanomontanari.net
Lettera del sindaco di San Francisco al sindaco di Parma
Scritto da Gavin Newsom
giovedì 02 aprile 2009
Numero di visite: 426
I commenti fuori tema saranno cestinati
di Gavin Newsom
Caro Sindaco di Parma,
Sono profondamente preoccupato nell’apprendere che Parma sta considerando l’incenerimento degli scarti dei suoi cittadini come un sistema di gestione dei rifiuti. Come sindaco di una città grande, geograficamente complessa e fisicamente costretta desidero portate alla sua attenzione il successo di San Francisco: noi ricicliamo e compostiamo il 70% del flusso dei nostri rifiuti.
Dal nostro rifiuto organico noi creiamo un compost che è fortemente richiesto, che arricchisce il nostro terreno, che ci fa risparmiare acqua, che riduce il ricorso a pesticidi e fertilizzanti mentre fissa l’anidride carbonica sottraendola all’atmosfera. In più, ci fa ottenere splendidi prodotti. In precedenza tutto questo finiva in discarica. Ma l’incenerimento ha impatti
ancora maggiori e più negativi sull’atmosfera.
Parma è al centro della regione Emilia Romagna, patria di alcuni dei cibi più famosi e prelibati al mondo. Questo ben di Dio agricolo è l’eredità che avete avuto dal vostro terreno e dai vostri contadini. Negli Stati Uniti San Francisco è ugualmente un centro di produzione agricola ed alimentare. Qui i nostri rifiuti ci forniscono il più ricco dei compost organici per la frutta, per la verdura e per i vini biologici.
Io esorto il sindaco di Parma a venire a visitare San Francisco, così come hanno fatto oltre cento sindaci in occasione del World Environment Day nel 2005. A lui mostrerò personalmente come recuperiamo, a nostro beneficio, oltre il 70% dei rifiuti che produciamo.
Ciao,
Gavin Newsom
Scritto da Gavin Newsom
giovedì 02 aprile 2009
Numero di visite: 426
I commenti fuori tema saranno cestinati
di Gavin Newsom
Caro Sindaco di Parma,
Sono profondamente preoccupato nell’apprendere che Parma sta considerando l’incenerimento degli scarti dei suoi cittadini come un sistema di gestione dei rifiuti. Come sindaco di una città grande, geograficamente complessa e fisicamente costretta desidero portate alla sua attenzione il successo di San Francisco: noi ricicliamo e compostiamo il 70% del flusso dei nostri rifiuti.
Dal nostro rifiuto organico noi creiamo un compost che è fortemente richiesto, che arricchisce il nostro terreno, che ci fa risparmiare acqua, che riduce il ricorso a pesticidi e fertilizzanti mentre fissa l’anidride carbonica sottraendola all’atmosfera. In più, ci fa ottenere splendidi prodotti. In precedenza tutto questo finiva in discarica. Ma l’incenerimento ha impatti
ancora maggiori e più negativi sull’atmosfera.
Parma è al centro della regione Emilia Romagna, patria di alcuni dei cibi più famosi e prelibati al mondo. Questo ben di Dio agricolo è l’eredità che avete avuto dal vostro terreno e dai vostri contadini. Negli Stati Uniti San Francisco è ugualmente un centro di produzione agricola ed alimentare. Qui i nostri rifiuti ci forniscono il più ricco dei compost organici per la frutta, per la verdura e per i vini biologici.
Io esorto il sindaco di Parma a venire a visitare San Francisco, così come hanno fatto oltre cento sindaci in occasione del World Environment Day nel 2005. A lui mostrerò personalmente come recuperiamo, a nostro beneficio, oltre il 70% dei rifiuti che produciamo.
Ciao,
Gavin Newsom
venerdì 20 marzo 2009
Diossina negli animali nei dintorni dell´Inceneritore di Montale
venerdì 20 marzo 2009
Comunicato stampa. La lezione di Montale
Gli ultimi rilievi fatti nella zona circostante l'inceneritore di Montale che, lo ricordiamo, si trova a due passi dai Comuni di Prato e Montemurlo, hanno evidenziato un'importante presenza di diossina e di altre sostanze inquinanti, negli animali prelevati nella zona. Il rapporto ufficiale che interpreta i dati, fornito dalle autorità competenti, ci appare a dir poco preoccupante ma non solo per i tassi di veleni depositati in animali destinati all'alimentazione, - cosa che purtroppo non ci stupisce - ma soprattutto per la solerzia con cui esso scagiona l'impianto di incenerimento dei rifiuti, ipotizzando altre ipotetiche e non identificate cause di inquinamento ambientale.
La realtà però non la si può sempre facilmente coprire se non cadendo nell'assurdo e nella manipolazione: l'inceneritore di Montale è un impianto vecchio e insicuro che ha già avuto i suoi periodi di chiusura per il livello di emissioni velenose che distribuiva su tutto il territorio e che nonostante ciò, si vuole forzatamente tenere in piedi e anzi raddoppiare. Dalla sua riapertura, la situazione non è migliorata e pensiamo che i metodi con cui si monitora l'impianto non siano adeguati.
La scadenza elettorale si avvicina e chi intende competere per amministrare le città e la Piana si trova di fronte a una scelta. La prima possibilità è quella di continuare una politica dei rifiuti basata sull'incenerimento, condannando l'ambiente a ricevere subdoli e letali veleni per accontentare gruppi industriali e piccoli potentati locali.
La seconda è invece quella di puntare sul riciclo, sul riuso, sulla riduzione a monte degli imballaggi e su tutte le tecnologie senza combustione che sono già a disposizione.
E' il momento di cambiare registro e di dimostrare ai cittadini che non si intende né vendere né negoziare la salute.
Questa è la vera sfida di questo tempo difficile: costruire un limite politico, netto e invalicabile a difesa del bene comune. E l'addio agli inceneritori è una parte importante di questa sfida.
Municipio Verde
Comunicato stampa. La lezione di Montale
Gli ultimi rilievi fatti nella zona circostante l'inceneritore di Montale che, lo ricordiamo, si trova a due passi dai Comuni di Prato e Montemurlo, hanno evidenziato un'importante presenza di diossina e di altre sostanze inquinanti, negli animali prelevati nella zona. Il rapporto ufficiale che interpreta i dati, fornito dalle autorità competenti, ci appare a dir poco preoccupante ma non solo per i tassi di veleni depositati in animali destinati all'alimentazione, - cosa che purtroppo non ci stupisce - ma soprattutto per la solerzia con cui esso scagiona l'impianto di incenerimento dei rifiuti, ipotizzando altre ipotetiche e non identificate cause di inquinamento ambientale.
La realtà però non la si può sempre facilmente coprire se non cadendo nell'assurdo e nella manipolazione: l'inceneritore di Montale è un impianto vecchio e insicuro che ha già avuto i suoi periodi di chiusura per il livello di emissioni velenose che distribuiva su tutto il territorio e che nonostante ciò, si vuole forzatamente tenere in piedi e anzi raddoppiare. Dalla sua riapertura, la situazione non è migliorata e pensiamo che i metodi con cui si monitora l'impianto non siano adeguati.
La scadenza elettorale si avvicina e chi intende competere per amministrare le città e la Piana si trova di fronte a una scelta. La prima possibilità è quella di continuare una politica dei rifiuti basata sull'incenerimento, condannando l'ambiente a ricevere subdoli e letali veleni per accontentare gruppi industriali e piccoli potentati locali.
La seconda è invece quella di puntare sul riciclo, sul riuso, sulla riduzione a monte degli imballaggi e su tutte le tecnologie senza combustione che sono già a disposizione.
E' il momento di cambiare registro e di dimostrare ai cittadini che non si intende né vendere né negoziare la salute.
Questa è la vera sfida di questo tempo difficile: costruire un limite politico, netto e invalicabile a difesa del bene comune. E l'addio agli inceneritori è una parte importante di questa sfida.
Municipio Verde
venerdì 13 marzo 2009
Il Termoutilizzatore di Brescia di Claudio Messora
Romeo, perchè ti chiami Romeo? Cambia il tuo nome. In fondo, che cos'è un nome? Quella che noi chiamiamo una rosa, con qualsiasi altro nome, profumerebbe altrettanto dolcemente.
Anche quello che noi chiamiamo inceneritore, con un altro nome sarebbe altrettanto pericoloso per la salute. Allora chiamiamolo termovalorizzatore. Anzi no: visto che non valorizza niente, dato che il bilancio tra l'energia consumata e quella prodotta è negativo, chiamiamolo termoutilizzatore, così ci limitiamo a dire che stiamo genericamente utilizzando qualcosa senza essere costretti a specificare come.
Il Termoutilizzatore di Brescia, un mega impianto da 800.000 tonnellate l'anno, produce un decimo dell'energia erogata da una normale centrale turbogas. Di contro, il suo costo impiantistico per MegaWatt è cinque/sei volte tanto. Solo il 20% del potere calorifico presente nei rifiuti viene recuperato, contro il 55% di una centrale turbogas. Per di più, i vantaggi derivanti dalla poca energia ricavata, 570 milioni di chilowatt ora - ma le centrali si sfidano a colpi di GigaWatt - vengono annullati dallo spreco di materiali preziosi. Nella fattispecie, ogni anno vanno in fumo 5 o 6.000 tonnellate di ferro, 6.000 tonnellate di alluminio e centinaia di tonnellate di rame. Peccato che i minerali e i giacimenti fossili disponibili nella crosta terrestre non siano eterni, ma soprattutto abbiano tempi di formazione che vanno oltre la durata della vita umana. Quindi, per evitare di compromettere le riserve minerarie e fossili disponibili, dobbiamo riciclare, non incenerire.
Qui casca l'asino. I Termoutilizzatori sono investimenti fruttuosi. Mentre le direttive che arrivano dall'Europa, della quale siamo diversamente membri, considerano energia rinnovabile solo la parte organica dei rifiuti, ovvero gli scarti vegetali, da noi l'energia prodotta dai rifiuti viene considerata tutta rinnovabile, alla stregua del solare, dell'eolico, dell'idroelettrico e del geotermico. Attraverso questo giochetto, una specie di Lodo Alfano della spazzatura, gli inceneritori beneficiano dei cosiddetti CIP6, finanziati estorcendo un sovrapprezzo del 7% sulle nostre bollette elettriche. Per l'impianto di Brescia, nel 2006 ASM Spa ha ricevuto contributi per oltre 71 milioni di euro. Più si termoutilizza, più si guadagna.
Per termoutilizzare, però, ci vuole la materia prima: i rifiuti solidi urbani (RSU). Perché l'investimento renda al massimo, è necessario trovare circa 800.000 tonnellate di munnezza l'anno. A Brescia cercano disperatamente di buttare qualsiasi cosa, anche oggetti nuovi, ma in tutta la provincia, in base al Rapporto Termoutilizzatore 2006/2007, non raggranellano che la metà della spazzatura necessaria. Il resto bisogna importarla. Ecco perchè riciclare non conviene: un aumento di efficienza della raccolta differenziata diminuirebbe la pur già esigua disponibilità di rifiuti da bruciacchiare. Più riciclaggio = meno dividendi alla fine dell'anno.
Poco importa se nel latte di alcune aziende nei dintorni della città si è recentemente scoperta una presenza di diossine fuori norma. Chissenefrega se si nota un’elevatissima incidenza di tumori al fegato. Il Registro Tumori dell'ASL tranquillizza tutti: è colpa dell'abuso di alcolici. Se lo dice il Registro Tumori dell'ASL, finanziato da tale Ing. Renzo Capra il quale è anche Presidente di ASM nonchè Presidente del Consiglio di Sorveglianza di A2A - nella quale l'ASM è confluita - allora a Brescia si possono dormire sonni tranquilli. Direi tra due guanciali. Anzi, visto che le nanopolveri possono percorrere anche 300Km prima di depositarsi, vorrei lanciare un monito ai lombardi tutti: respirate a pieni polmoni, l'importante è non esagerare con i grappini!
A titolo di informazione, in Lombardia ci sono 13 impianti che fanno l'aerosol ai padani, e che tra l'altro non contribuiscono che per il 2% al fabbisogno energetico nazionale. Ora si spiega perchè Bossi è un po' iperteso. Ma il meglio deve ancora venire!
Nel 2006 il WTERT– Waste to Energy Research and Technology Council 2006 (Il Consiglio per la Ricerca e la Tecnologia della Termovalorizzazione) ha conferito al termoutilizzatore di Brescia il premio 'Industry Award 2006' per il miglior impianto di termovalorizzatore al mondo.
Il WTERT, della Columbia University, annovera la Martin GmbH tra gli Sponsors and Supporting organizatons. Indovinate chi figura tra i costruttori dell'inceneritore premiato?
Bravi, avete vinto una fialetta di nanoparticelle da inalarvi per aerosol nel caso abbiate bevuto un goccio di troppo.
Grazie a Lucia Piancastelli,
studentessa presso la facoltà di economia di firenze
mercoledì 11 marzo 2009
Roma crede nel Sistema "VEDELAGO"
Da rifiuti a risorse: il cambiamento radicale nella gestione dei rifiuti in Italia parte da casa nostra
Vedelago - “Io non voglio più nemmeno chiamarli rifiuti, per me sono materiali”. Queste parole sintetizzano meglio di qualunque altra il pensiero che in questi anni ha animato Carla Poli, titolare del Centro Riciclo Vedelago, situato in provincia di Treviso.
La dottoressa Poli è appena rientrata da Roma, dove ha richiesto ed ottenuto l’audizione in Commissione II Ambiente della Provincia, ed ha incassato direttamente dall’Assessore provinciale Piermichele Civita il grandissimo interesse che la Provincia capitolina attribuisce alla tecnologia che ha ideato, oggi unica nel gestire il riciclaggio delle frazioni differenziate stradali “multimateriale” oltre al rifiuto secco residuo da raccolta porta a porta e ed al trattamento scarti di lavorazione industriale.
La Commissione, su impegno dell’assessore, “si farà carico di portare con urgenza in discussione al Consiglio Provinciale un provvedimento specifico, sotto forma di mozione, per l’approvazione e per la trasmissione alla Regione Lazio di quanto in merito alla proposta.”
La Poli stessa commenta : “In questi anni ne abbiamo dovuti affrontare di ostacoli! Ma adesso ci stanno richiamando tutti”.
La peculiarità del “sistema” di Vedelago è data dalla percentuale di rifiuti che riesce a riciclare, circa il 98% dei rifiuti conferiti, senza inceneritori e senza discariche, e Carla si infuria abitualmente quando le amministrazioni da lei contattate le dicono che il contesto culturale non permette risultati analoghi in altre regioni d’Italia. “La gente non è mica stupida! I sindaci dicono ‘qui da noi non c’è la cultura’. Io dico: signor sindaco lei sta dando del deficiente ai suoi cittadini!”.
A quanto pare la situazione sta lentamente ma inesorabilmente cambiando, e sempre più amministratori “virtuosi” si rendono conto che il ricavo della vendita sul mercato libero dei materiali riciclati, oltre alle attività di selezione, rende l’attività dei Centri economicamente valida e sostenibile.
L’alternativa agli inceneritori c’è! E come ribadisce Patrizia Gentilini (Oncoematologo ISDE Forlì – Associazione Medici per l’Ambiente), che per prima ha diramato la felice notizia, “i sindaci e tutti coloro che perseverano sulla strada degli inceneritori dovranno sapere che i cittadini presenteranno il conto, perchè scegliere la strada della sicura nocività’ quando può essere evitata non può essere perdonato a nessuno!”.
Questa notizia che arriva da Roma può cambiare radicalmente lo scenario nella gestione dei rifiuti in Italia.
Massimo Ballali
Vedelago - “Io non voglio più nemmeno chiamarli rifiuti, per me sono materiali”. Queste parole sintetizzano meglio di qualunque altra il pensiero che in questi anni ha animato Carla Poli, titolare del Centro Riciclo Vedelago, situato in provincia di Treviso.
La dottoressa Poli è appena rientrata da Roma, dove ha richiesto ed ottenuto l’audizione in Commissione II Ambiente della Provincia, ed ha incassato direttamente dall’Assessore provinciale Piermichele Civita il grandissimo interesse che la Provincia capitolina attribuisce alla tecnologia che ha ideato, oggi unica nel gestire il riciclaggio delle frazioni differenziate stradali “multimateriale” oltre al rifiuto secco residuo da raccolta porta a porta e ed al trattamento scarti di lavorazione industriale.
La Commissione, su impegno dell’assessore, “si farà carico di portare con urgenza in discussione al Consiglio Provinciale un provvedimento specifico, sotto forma di mozione, per l’approvazione e per la trasmissione alla Regione Lazio di quanto in merito alla proposta.”
La Poli stessa commenta : “In questi anni ne abbiamo dovuti affrontare di ostacoli! Ma adesso ci stanno richiamando tutti”.
La peculiarità del “sistema” di Vedelago è data dalla percentuale di rifiuti che riesce a riciclare, circa il 98% dei rifiuti conferiti, senza inceneritori e senza discariche, e Carla si infuria abitualmente quando le amministrazioni da lei contattate le dicono che il contesto culturale non permette risultati analoghi in altre regioni d’Italia. “La gente non è mica stupida! I sindaci dicono ‘qui da noi non c’è la cultura’. Io dico: signor sindaco lei sta dando del deficiente ai suoi cittadini!”.
A quanto pare la situazione sta lentamente ma inesorabilmente cambiando, e sempre più amministratori “virtuosi” si rendono conto che il ricavo della vendita sul mercato libero dei materiali riciclati, oltre alle attività di selezione, rende l’attività dei Centri economicamente valida e sostenibile.
L’alternativa agli inceneritori c’è! E come ribadisce Patrizia Gentilini (Oncoematologo ISDE Forlì – Associazione Medici per l’Ambiente), che per prima ha diramato la felice notizia, “i sindaci e tutti coloro che perseverano sulla strada degli inceneritori dovranno sapere che i cittadini presenteranno il conto, perchè scegliere la strada della sicura nocività’ quando può essere evitata non può essere perdonato a nessuno!”.
Questa notizia che arriva da Roma può cambiare radicalmente lo scenario nella gestione dei rifiuti in Italia.
Massimo Ballali
martedì 10 marzo 2009
LA CATASTROFE DELLA SOIA TRANSGENICA IN ARGENTINA
di Gennaro Carotenuto
(03 marzo 2009)
Avevano presentato gli organismi geneticamente modificati come la soluzione a tutti i problemi dell’umanità. Tra l’altro dicevano, c’è tutta una letteratura, che gli OGM non hanno bisogno di fertilizzanti chimici o di erbicidi. Non era così. Nell’Argentina dell’agroindustria della soia, secondo la ONG “Gruppo di Riflessione Rurale” (GRR) proprio l’agroindustria sta avvelenando una delle pianure più fertili del mondo dove per non morire di cancro si scappa via. Il principale colpevole è il glifosfato, un erbicida inventato dalla Monsanto ma oggi, essendo scaduto il brevetto, prodotto da più ditte.
Si starebbero così moltiplicando i casi di tumori infantili, le malformazioni congenite, i problemi renali, le dermatiti, i problemi respiratori. Secondo uno studio dell’Ospedale italiano “Giuseppe Garibaldi” di Rosario, nelle zone fumigate ci sarebbe un aumento di tre volte dei tumori gastrici e ai testicoli, di due volte per quelli al pancreas e ai polmoni e addirittura di dieci volte al fegato.
GRR ha intervistato decine di medici rurali e abitanti dell’interno argentino e questi sarebbero i risultati tanto che dalla ONG si afferma: “La prima cosa da fare è una moratoria delle fumigazioni”. Ma il governo argentino con molta difficoltà può prendere delle decisioni in un territorio sul quale, dalla notte neoliberale, ha una giurisdizione molto limitata.
Durante gli anni del neoliberismo, infatti, mezzo territorio agricolo dell’Argentina fu venduto pezzo per pezzo a multinazionali dell’agroindustria transgenica. Oggi la metà delle campagne argentine, vaste più volte il territorio italiano, è piantato a soia transgenica. Per far crescere i 48 milioni di tonnellate di soia, esportate verso Cina, India e Stati Uniti, e che sono una delle prime voci dell’export del paese, vengono utilizzati 200.000 litri l’anno di glifosfato. Sembrava facile piantare tutto a soia in un territorio pianeggiante e con un’agricoltura altamente meccanizzata. Fu così che dagli anni ’80 in avanti la soia rubò sistematicamente spazio ai boschi, all’allevamento e ad altre coltivazioni. Se la Monsanto nega che il glifosfato sia tossico, dalla GRR si risponde che il glifosfato è il principale agente usato per le fumigazioni dei campi di coca in Colombia ed Ecuador e anche in quei casi ci sono denunce per gravi conseguenze sull’uomo.
Secondo la denuncia di GRR, raccolta da IPS: “E’ necessario sospendere le fumigazioni almeno in base al principio di precauzione”. Ma accettare tale precauzione vorrebbe dire per l’Argentina mettere in crisi completamente il modello agro esportatore. La rivista “Latinoamerica”, in questi anni, lo ha più volte denunciato: il modello dell’agroexport produce altissimi guadagni per pochi, spazza via la piccola agricoltura, non produce lavoro a causa dell’altissimo livello tecnologico e desertifica le campagne.
fonte www.gennarocarotenuto.it
(03 marzo 2009)
Avevano presentato gli organismi geneticamente modificati come la soluzione a tutti i problemi dell’umanità. Tra l’altro dicevano, c’è tutta una letteratura, che gli OGM non hanno bisogno di fertilizzanti chimici o di erbicidi. Non era così. Nell’Argentina dell’agroindustria della soia, secondo la ONG “Gruppo di Riflessione Rurale” (GRR) proprio l’agroindustria sta avvelenando una delle pianure più fertili del mondo dove per non morire di cancro si scappa via. Il principale colpevole è il glifosfato, un erbicida inventato dalla Monsanto ma oggi, essendo scaduto il brevetto, prodotto da più ditte.
Si starebbero così moltiplicando i casi di tumori infantili, le malformazioni congenite, i problemi renali, le dermatiti, i problemi respiratori. Secondo uno studio dell’Ospedale italiano “Giuseppe Garibaldi” di Rosario, nelle zone fumigate ci sarebbe un aumento di tre volte dei tumori gastrici e ai testicoli, di due volte per quelli al pancreas e ai polmoni e addirittura di dieci volte al fegato.
GRR ha intervistato decine di medici rurali e abitanti dell’interno argentino e questi sarebbero i risultati tanto che dalla ONG si afferma: “La prima cosa da fare è una moratoria delle fumigazioni”. Ma il governo argentino con molta difficoltà può prendere delle decisioni in un territorio sul quale, dalla notte neoliberale, ha una giurisdizione molto limitata.
Durante gli anni del neoliberismo, infatti, mezzo territorio agricolo dell’Argentina fu venduto pezzo per pezzo a multinazionali dell’agroindustria transgenica. Oggi la metà delle campagne argentine, vaste più volte il territorio italiano, è piantato a soia transgenica. Per far crescere i 48 milioni di tonnellate di soia, esportate verso Cina, India e Stati Uniti, e che sono una delle prime voci dell’export del paese, vengono utilizzati 200.000 litri l’anno di glifosfato. Sembrava facile piantare tutto a soia in un territorio pianeggiante e con un’agricoltura altamente meccanizzata. Fu così che dagli anni ’80 in avanti la soia rubò sistematicamente spazio ai boschi, all’allevamento e ad altre coltivazioni. Se la Monsanto nega che il glifosfato sia tossico, dalla GRR si risponde che il glifosfato è il principale agente usato per le fumigazioni dei campi di coca in Colombia ed Ecuador e anche in quei casi ci sono denunce per gravi conseguenze sull’uomo.
Secondo la denuncia di GRR, raccolta da IPS: “E’ necessario sospendere le fumigazioni almeno in base al principio di precauzione”. Ma accettare tale precauzione vorrebbe dire per l’Argentina mettere in crisi completamente il modello agro esportatore. La rivista “Latinoamerica”, in questi anni, lo ha più volte denunciato: il modello dell’agroexport produce altissimi guadagni per pochi, spazza via la piccola agricoltura, non produce lavoro a causa dell’altissimo livello tecnologico e desertifica le campagne.
fonte www.gennarocarotenuto.it
lunedì 9 marzo 2009
Inceneritore di Colleferro : Arresti
RIFIUTI: NOE SEQUESTRA TERMOVALORIZZATORE COLLEFERRO, 13 ARRESTI
(ASCA) - Roma, 9 mar - Veniva bruciato un po' di tutto, nel termovalorizzatore di Colleferro, a partire dai rifiuti speciali, anche pericolosi che poi venivano commercializzati come CDR. Lo hanno appurato i Carabinieri del NOE di Roma, che dopo un'articolata e complessa indagine hanno notificato nelle province di Roma, Latina, Frosinone, Napoli, Avellino, Bari, Foggia, Grosseto e Livorno, 13 Ordini di Custodia Cautelare.
Arresti domiciliari sono finiti il Direttore Tecnico e Responsabile della gestione dei rifiuti degli impianti di termovalorizzazione di Colleferro; il Procuratore e Responsabile della raccolta dei multimateriali dell'impianto di una societa' di gestione di rifiuti di Roma; ma anche soci e amministratori di societa' di intermediazione di rifiuti e di sviluppo di software, chimici di Laboratori di analisi.
Notofocate anche 25 informazioni di garanzia. I reati contestati agli indagati, a vario titolo, sono: Associazione per delinquere; Attivita' organizzata per traffico illecito di rifiuti; Falsita' ideologica commessa dal privato in atto pubblico; Truffa aggravata ai danni dello Stato; Favoreggiamento personale; Violazione dei valori limiti delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni; Accesso abusivo a sistemi informatici.
Le indagini, durate circa un anno, con servizi di osservazione dei luoghi, ispezioni e controlli agli impianti, supportate anche da consulenze tecniche, hanno riguardato la verifica della qualita' e consistenza del combustibile da rifiuti (C.D.R.) che e' stato immesso nei cicli gestionali degli impianti di termovalorizzazione ubicati in Colleferro (RM), asserviti ai bacini di conferimento dei rifiuti provenienti principalmente dalle regioni Lazio e Campania.
(ASCA) - Roma, 9 mar - Veniva bruciato un po' di tutto, nel termovalorizzatore di Colleferro, a partire dai rifiuti speciali, anche pericolosi che poi venivano commercializzati come CDR. Lo hanno appurato i Carabinieri del NOE di Roma, che dopo un'articolata e complessa indagine hanno notificato nelle province di Roma, Latina, Frosinone, Napoli, Avellino, Bari, Foggia, Grosseto e Livorno, 13 Ordini di Custodia Cautelare.
Arresti domiciliari sono finiti il Direttore Tecnico e Responsabile della gestione dei rifiuti degli impianti di termovalorizzazione di Colleferro; il Procuratore e Responsabile della raccolta dei multimateriali dell'impianto di una societa' di gestione di rifiuti di Roma; ma anche soci e amministratori di societa' di intermediazione di rifiuti e di sviluppo di software, chimici di Laboratori di analisi.
Notofocate anche 25 informazioni di garanzia. I reati contestati agli indagati, a vario titolo, sono: Associazione per delinquere; Attivita' organizzata per traffico illecito di rifiuti; Falsita' ideologica commessa dal privato in atto pubblico; Truffa aggravata ai danni dello Stato; Favoreggiamento personale; Violazione dei valori limiti delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni; Accesso abusivo a sistemi informatici.
Le indagini, durate circa un anno, con servizi di osservazione dei luoghi, ispezioni e controlli agli impianti, supportate anche da consulenze tecniche, hanno riguardato la verifica della qualita' e consistenza del combustibile da rifiuti (C.D.R.) che e' stato immesso nei cicli gestionali degli impianti di termovalorizzazione ubicati in Colleferro (RM), asserviti ai bacini di conferimento dei rifiuti provenienti principalmente dalle regioni Lazio e Campania.
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