Api e pipistrelli: misteriosa peste
Maurizio Blondet - Effedieffe 28 marzo 2008
Benchè gli uni siano mammiferi e gli altri insetti, pipistrelli ed api hanno sempre avuto qualcosa in comune. Entrambi volano. Entrambi sono indispensabili per l’agricoltura, i pipistrelli perché combattono gli insetti nocivi (ciascuno di loro, d’estate, mangia insetti per la metà del suo peso ogni giorno), le api perché necessarie ad impollinare le culture.
Ora hanno un’altra cosa in comune: una malattia sconosciuta li uccide a migliaia, portando le due specie sull’orlo dell’estinzione. La moria dei pipistrelli è stata notata nei nordici e nevosi stati di New York, Vermont e Massachusetts, le cui caverne o vecchie miniere sono siti d’ibernazione dei mammiferi volanti (1). I biologi dell’Environmental Conservation Department hanno tentato un censimento in quattro grotte e miniere dello Stato di New York, e calcolano che il 90% degli animaletti che vi avevano svernato in letargo sono morti.
Li si vede uscire in pieno giorno dalle caverne, in questo scorcio d’inverno - i pipistrelli sani volano solo di notte e d’inverno dormono - e morire sbattendo le ali nella neve. I piccoli corpi appaiono anormalmente emaciati; spesso gli scienziati li hanno trovati picchiettati da un fungo e con la polmonite, ma ritengono che queste siano affezioni secondarie.
La malattia che li uccide - chiamata Sindrome del Naso Bianco - ha causa sconosciuta: virus o batterio, intossicazione da inquinamento o disordine metabolico; dieci laboratori americani stanno studiando tutte le ipotesi, ma senza esito.
Il tasso di mortalità è spaventoso: in una sola caverna presso Albany, dove erano stati contati 15.584 pipistrelli nel 2005, se ne sono trovati 6.735 nel 2007 e appena 1.500 quest’inverno.
Alcuni studiosi sospettano che un pesticida introdotto di recente per stroncare il West Nile virus (il virus del Nilo) possa essere la causa della strage, sia per intossicazione diretta sia per cause indirette, riducendo la popolazione di insetti di cui i mammiferi volanti si nutrono.
Altri gruppi stanno monitorando il comportamento degli insettivori durante il letargo nella caverne con telecamere ad infrarossi, per vedere quante volte si svegliano durante l’ibernazione, e misurare la temperatura corporea del branco.
Il professor Thomas Kunz, biologo della Boston University, ha studiato i resti dei pipistrelli uccisi dal misterioso male ed ha notato che sono anormalmente magri, mancanti del grasso - specie del cosiddetto «grasso bruno», una sorta di accumulo che si trova tra le scapole, e che fornisce l’energia per il primo volo agli animali che escono dal letargo. Le femmine, così magre, non raggiungono l’ovulazione e quindi, anche se sopravvivono, non partoriscono (nelle razze studiate, ogni femmina genera solo un figlio l’anno, il che rende più vicina la prospettiva di estinzione).
Per contro, ben poche ricerche sono state avviate e finanziate sulla strana malattia che sta facendo scomparire le api, come hanno dichiarato i proprietari di 22 apiarii di dieci Stati americani. Questi allevatori di api si trovano ogni anno in California dove portano i loro alveari durante la fioritura dei mandorli, sia per aiutare l’impollinazione che darà i frutti, sia per ottenere un miele pregiato.
Ora, scambiandosi le informazioni, hanno scoperto che il 37% delle 230.500 colonie che allevano è scomparso; l’anno precedente la perdita era stata del 30% (2). Pochi vedono le api morire. Apparentemente, la malattia, chiamata provvisoriamente Colony Collapse Disorder, induce un comportamento anomalo e distruttivo: le api operaie se ne volano via, abbandonando nell’alveare la regina con le larve nei favi, e non si trovano più.
«Se morissero le mucche la gente scenderebbe in piazza a chiedere finanziamenti per lo studio del male», dice Jerry Hayes, l’entomologo del Dipartimento dell’Agricoltura della Florida: «La gente crede che il cibo gli venga dalle industrie. Ma le api impollinano un terzo delle colture degli USA, che danno raccolti per 15 miliardi di dollari».
Oggi, gli apicoltori hanno portato un terzo di tutte le api americane (le superstiti) per salvare il raccolto di mandorle in California. In Florida, si attendono questi apicoltori con i loro alveari per impollinare migliaia di ettari di aranceti, frutteti vari e chiodi di garofano. E’ incerto se potranno farlo l’anno prossimo. Lo stesso vale per i pipistrelli.
«La presenza dei pipistrelli nel Texas consente ai coltivatori di cotone di salvare da un sesto a un ottavo del raccolto, perché divorano gli insetti nocivi», dice la dottoressa Elizabeth Buckles, specialista in mammiferi della Cornell University: «La morìa in corso - mezzo milione di insettivori scomparsi nel solo Vermont - avrà di sicuro effetti economici. Li constateremo la prossima stagione, come sovrabbondanza di insetti infestanti».
Tutti sospettano, a mezza bocca, che qualche intervento umano da agricoltura industriale, introdotto per aumentare la produzione, abbia sconvolto delicati e sconosciuti equilibri naturali fra il mondo animale e vegetale, vigenti da tempo immemoriale: forse i pesticidi chimici, forse le sementi geneticamente modificate (3), e la scienza non sembra in grado di stabilire né la causa né i rimedi.
E le strane allarmanti pestilenze che stanno riducendo all’estinzione api e pipistrelli coincidono con il rincaro storico dei grani e dei prodotti agricoli in genere (più 20% in media), esso stesso causato dalla speculazione nel «nuovo ordine globale». Il risultato può essere la carestia globale (4). Una punizione che ci saremo meritata.
Note
1) Tina Kelley, «Bats perish, and no one know why», New York Times, 25 marzo 2008.
2) Susan Salisbury, «Bee plague worsening, anxious beekeepers say», Palm Beach Post, 24 marzo 2008.
3) Brit Amos, «Death of bees: GMO crops and the decline of bee colonies in North America», GlobalResearch, 25 marzo, fornisce un’ipotesi convincente sul perchè i campi coltivati con sementi OGM possono influire sulle api: «There are many reasons given to the decline in Bees, but one argument that matters most is the use of Genetically Modified Organism (GMO) and Terminator seeds that are presently being endorsed by governments and forcefully utilized as our primary agricultural needs of survival. I will argue what is publicized and covered by the media is
in actuality, masking the real problems of Terminator seeds and Genetically Modified Organisms (GMO’s). Terminator seeds; genetically produced and distributed by powerful multinational lobbies manipulate government and agricultural policy to encompass their agenda of dominance in the agricultural industry. American conglomerates such as Monsanto, Pioneer Seeds, and others, have created seeds that do not reproduce (whereas these seeds have a life span of the crop chosen). The sterilizing of the plant by the means of sterilizing the flower pollen genetically altered and mutated for production in the agricultural industry. Logic states that if the flower pollen is sterile, bees are potentially going malnourished and dying of illness due to the lack of nutrients and the interruption of the digestive capacity of what they feed on through the summer and over the winter hibernation process».
4) Peter Popham, «Threats to millions as food aid scheme runs out of money», Independent, 25 marzo 2008
martedì 15 aprile 2008
giovedì 10 aprile 2008
Da AmbienteFuturoNews su Inceneritori
LA COMMISSIONE AMBIENTE DEL PARLAMENTO EUROPEO APPROVA DI STRETTA MISURA LA RICLASSIFICAZIONE DELL’INCENERIMENTO MA IL PROVVEDIMENTO NON SEMBRA DEL TUTTO NEGATIVO.
RICLASSIFICAZIONE SI’… ANZI NI’…: LA PARTITA E’ ANCORA APERTA IN VISTA DEL VOTO PLENARIO DEL PARLAMENTO EUROPEO.
Le pressioni esercitate soprattutto da GAIA e a livello nazionale ( anche dall’Italia il lavoro di “sensibilizzazione” dei parlamentari europei è stato importante) hanno portato ad approvare ieri 8 aprile, un testo non certo soddisfacente ma sicuramente migliore di quanto prospettato dalla relatrice conservatrice Caroline Jackson. Purtroppo passa con soli 5 voti di scarto una sorta di “riclassificazione” dell’incenerimento che,PERO’, SOLO A CERTE CONDIZIONI (dettate da una complessa formula di efficienza) VIENE SOTTRATTO DALLA FASE DELLO SMALTIMENTO E “PROMOSSO” A RECUPERO IN POSIZIONE SUBALTERNA AL RICICLAGGIO CHE CONTINUA A MANTENERE LA PRIORITA’. Ovviamente per la stragrande maggioranza degli inceneritori pur dotati di recupero energetico ( la pressoché totalità, per esempio, di quelli italiani) non cambia niente in quanto avendo rese energetiche basse (in quasi tutti i casi italiani gli inceneritori non hanno una produzione combinata di calore e di energia elettrica con un tasso di recupero energetico ben al di sotto della formula di efficienza) continuano a rimanere confinati nella “residuale fase dello smaltimento” gerarchicamente subordinata al riciclaggio. Anche però nel caso della dimostrata coerenza con la formula di efficienza ( definita da un allegato tecnico) l’incenerimento rimane gerarchicamente inferiore al riciclaggio e alla riduzione dei rifiuti. Naturalmente abbondano altre “zone d’ombra” quali per esempio il via libera al “LIFE CYCLE THINKING” la cui attuazione oltre ad apparire del tutto oscura anche dal punto di vista metodologico si contrappone al metodo del “LIFE CYCLE ANALISIS” ben più conosciuto e ecologicamente efficiente, può portare in alcuni casi a far scavalcare o ad equiparare nella gerarchia di cui sopra lo stesso riciclaggio. Ma che in Commissione la dura battaglia tra le diverse posizioni (vedi il briefing riportato da GAIA su www.ambientefuturo.org ) abbia costretto anche a positivi passi in avanti lo dimostrano i “targets” di riciclaggio obbligatorio per I RIFIUTI SPECIALI E DA DEMOLIZIONE FISSATI AL 70% AL 2020. Di fatto significa far imboccare ad un settore spesso ragione prima per la costruzione di impianti di incenerimento il percorso “verso rifiuti zero” . Proprio per questo non è detto che nel Parlamento, in sede di voto, non si debbano attendere “imboscate” da parte della lobby degli industriali chiamati finalmente ad applicare la “responsabilità estesa del produttore”. Buona anche la riconferma dell’obiettivo di STABILIZZARE OBBLIGATORIAMENTE ALLA PRODUZIONE DEL 2009 LA PRODUZIONE TOTALE DEI RIFIUTI per i quali, addirittura con maggior forza del passato si chiede un forte impegno di riduzione. A questo punto, il voto in parlamento dirà l’ultima parola prima di poter capire se “IL BICCHIERE E’ MEZZO VUOTO O MEZZO PIENO” o se “ IL DIAVOLO STA NEL DETTAGLIO”. Intanto sottoponiamo dal sito www.ambientefuturo.org due commenti “ a caldo” con sfumature diverse. Il primo, di JOAN MARC SIMON, di GAIA EUROPE e di HEALTH WITHOUT HARM ; il secondo dei parlamentari europei ROBERTO MUSACCHIO E MONICA FRASSONI. Intanto, però, la pressione deve continuare.
MEETING INTERNAZIONALE “RIFIUTI ZERO” DI CAPANNORI DEL 26-27 APRILE:
CRESCONO ADESIONI ED INTERESSE.
Mentre da www.ambientefuturo.org è scaricabile la BROSSURE con il programma delle due giornate oltre alla partecipazione internazionale ( la partecipazione degli attivisti europei di GAIA sarà utile anche per fare il punto sulle vicende di cui sopra) si conferma grande interesse per l’iniziativa anche a livello nazionale. Già si sono prenotate persone e delegazioni da Ferrara, Mantova, Reggio Emilia, Torino, Civitavecchia, Trapani, Brescia, Carbonia ed Acerra oltre che da tutta la Toscana e dalla provincia di Lucca. A tal proposito ribadiamo che chi volesse trascorrere un bel week end sulle belle colline capannoresi, nella splendida cornice di Villa Bruguier può scegliere tra diverse possibilità offerte dalle numerose strutture ricettive, alcune delle quali, che noi abbiamo evidenziato su www.ambientefuturo.org sono davvero a basso costo. Stiamo cercando anche di attivare una piccola rete di persone disposta ad ospitare i convegnisti. Naturalmente si prega di essere rapidi nelle richieste di prenotazioni. Per quanto ci riguarda SIAMO A COMPLETA DISPOSIZIONE PER DARE UTILI CONSIGLI. Forse, una volta tanto, questa iniziativa, riunisce in modo soddisfacente L’UTILE E IL DILETTEVOLE.
L’INCENERITORE DI PIETRASANTA( LU), IN POCO PIU’ DI 4 ANNI, TORNA A “SFORARE” I LIMITI PER LE DIOSSINE.
Già nel settembre del 2003 quell’impianto, imposto con la forza dalla Regione Toscana ( nel’ 99 ci furono cariche della polizia con 100 persone denunciate) sversò diossina su entrambe le linee superando di 12 e 14 volte i limiti di legge. In quella occasione la Provincia di Lucca affermò che se fosse avvenuta nuovamente una tale evenienza avrebbe fatto chiudere l’impianto. Ebbene il 4 aprile è stato reso noto che nel periodo 22 gennaio – 4 febbraio l’ ARPAT ha constatato livelli di emissione di due volte e mezzo oltre i limiti di legge. Quell’impianto RAPPRESENTA UN PERICOLO PER LA SALUTE PUBBLICA E DEVE ESSERE CHIUSO. Già venerdi’ 11 aprile, alle ore 21, presso il ristorante “La Capanna del Pollino” si svolgerà un incontro per organizzare nuove iniziative di mobilitazione.
Intanto a tutti
ARRIVEDERCI A CAPANNORI
Rossano Ercolini, Fabio Lucchesi
RICLASSIFICAZIONE SI’… ANZI NI’…: LA PARTITA E’ ANCORA APERTA IN VISTA DEL VOTO PLENARIO DEL PARLAMENTO EUROPEO.
Le pressioni esercitate soprattutto da GAIA e a livello nazionale ( anche dall’Italia il lavoro di “sensibilizzazione” dei parlamentari europei è stato importante) hanno portato ad approvare ieri 8 aprile, un testo non certo soddisfacente ma sicuramente migliore di quanto prospettato dalla relatrice conservatrice Caroline Jackson. Purtroppo passa con soli 5 voti di scarto una sorta di “riclassificazione” dell’incenerimento che,PERO’, SOLO A CERTE CONDIZIONI (dettate da una complessa formula di efficienza) VIENE SOTTRATTO DALLA FASE DELLO SMALTIMENTO E “PROMOSSO” A RECUPERO IN POSIZIONE SUBALTERNA AL RICICLAGGIO CHE CONTINUA A MANTENERE LA PRIORITA’. Ovviamente per la stragrande maggioranza degli inceneritori pur dotati di recupero energetico ( la pressoché totalità, per esempio, di quelli italiani) non cambia niente in quanto avendo rese energetiche basse (in quasi tutti i casi italiani gli inceneritori non hanno una produzione combinata di calore e di energia elettrica con un tasso di recupero energetico ben al di sotto della formula di efficienza) continuano a rimanere confinati nella “residuale fase dello smaltimento” gerarchicamente subordinata al riciclaggio. Anche però nel caso della dimostrata coerenza con la formula di efficienza ( definita da un allegato tecnico) l’incenerimento rimane gerarchicamente inferiore al riciclaggio e alla riduzione dei rifiuti. Naturalmente abbondano altre “zone d’ombra” quali per esempio il via libera al “LIFE CYCLE THINKING” la cui attuazione oltre ad apparire del tutto oscura anche dal punto di vista metodologico si contrappone al metodo del “LIFE CYCLE ANALISIS” ben più conosciuto e ecologicamente efficiente, può portare in alcuni casi a far scavalcare o ad equiparare nella gerarchia di cui sopra lo stesso riciclaggio. Ma che in Commissione la dura battaglia tra le diverse posizioni (vedi il briefing riportato da GAIA su www.ambientefuturo.org ) abbia costretto anche a positivi passi in avanti lo dimostrano i “targets” di riciclaggio obbligatorio per I RIFIUTI SPECIALI E DA DEMOLIZIONE FISSATI AL 70% AL 2020. Di fatto significa far imboccare ad un settore spesso ragione prima per la costruzione di impianti di incenerimento il percorso “verso rifiuti zero” . Proprio per questo non è detto che nel Parlamento, in sede di voto, non si debbano attendere “imboscate” da parte della lobby degli industriali chiamati finalmente ad applicare la “responsabilità estesa del produttore”. Buona anche la riconferma dell’obiettivo di STABILIZZARE OBBLIGATORIAMENTE ALLA PRODUZIONE DEL 2009 LA PRODUZIONE TOTALE DEI RIFIUTI per i quali, addirittura con maggior forza del passato si chiede un forte impegno di riduzione. A questo punto, il voto in parlamento dirà l’ultima parola prima di poter capire se “IL BICCHIERE E’ MEZZO VUOTO O MEZZO PIENO” o se “ IL DIAVOLO STA NEL DETTAGLIO”. Intanto sottoponiamo dal sito www.ambientefuturo.org due commenti “ a caldo” con sfumature diverse. Il primo, di JOAN MARC SIMON, di GAIA EUROPE e di HEALTH WITHOUT HARM ; il secondo dei parlamentari europei ROBERTO MUSACCHIO E MONICA FRASSONI. Intanto, però, la pressione deve continuare.
MEETING INTERNAZIONALE “RIFIUTI ZERO” DI CAPANNORI DEL 26-27 APRILE:
CRESCONO ADESIONI ED INTERESSE.
Mentre da www.ambientefuturo.org è scaricabile la BROSSURE con il programma delle due giornate oltre alla partecipazione internazionale ( la partecipazione degli attivisti europei di GAIA sarà utile anche per fare il punto sulle vicende di cui sopra) si conferma grande interesse per l’iniziativa anche a livello nazionale. Già si sono prenotate persone e delegazioni da Ferrara, Mantova, Reggio Emilia, Torino, Civitavecchia, Trapani, Brescia, Carbonia ed Acerra oltre che da tutta la Toscana e dalla provincia di Lucca. A tal proposito ribadiamo che chi volesse trascorrere un bel week end sulle belle colline capannoresi, nella splendida cornice di Villa Bruguier può scegliere tra diverse possibilità offerte dalle numerose strutture ricettive, alcune delle quali, che noi abbiamo evidenziato su www.ambientefuturo.org sono davvero a basso costo. Stiamo cercando anche di attivare una piccola rete di persone disposta ad ospitare i convegnisti. Naturalmente si prega di essere rapidi nelle richieste di prenotazioni. Per quanto ci riguarda SIAMO A COMPLETA DISPOSIZIONE PER DARE UTILI CONSIGLI. Forse, una volta tanto, questa iniziativa, riunisce in modo soddisfacente L’UTILE E IL DILETTEVOLE.
L’INCENERITORE DI PIETRASANTA( LU), IN POCO PIU’ DI 4 ANNI, TORNA A “SFORARE” I LIMITI PER LE DIOSSINE.
Già nel settembre del 2003 quell’impianto, imposto con la forza dalla Regione Toscana ( nel’ 99 ci furono cariche della polizia con 100 persone denunciate) sversò diossina su entrambe le linee superando di 12 e 14 volte i limiti di legge. In quella occasione la Provincia di Lucca affermò che se fosse avvenuta nuovamente una tale evenienza avrebbe fatto chiudere l’impianto. Ebbene il 4 aprile è stato reso noto che nel periodo 22 gennaio – 4 febbraio l’ ARPAT ha constatato livelli di emissione di due volte e mezzo oltre i limiti di legge. Quell’impianto RAPPRESENTA UN PERICOLO PER LA SALUTE PUBBLICA E DEVE ESSERE CHIUSO. Già venerdi’ 11 aprile, alle ore 21, presso il ristorante “La Capanna del Pollino” si svolgerà un incontro per organizzare nuove iniziative di mobilitazione.
Intanto a tutti
ARRIVEDERCI A CAPANNORI
Rossano Ercolini, Fabio Lucchesi
mercoledì 9 aprile 2008
BAMBINO CON CANCRO : INCENERITORI in TRIBUNALE
Dopo gli esposti, il Tribunale di Forlì nomina i periti
mercoledì 9 aprile 2008 di Redazione Ambiente
Un bambino di 11 anni, vive accanto ad un inceneritore, ha un tumore maligno. Tra colpi di perizie, dopo un esposto di associazioni di ambientalisti ed un comitato di genitori, del fattaccio si occupa ora la magistratura.
Anzi gli inceneritori sono due, a poca distanza l’uno dall’altra. Gli impianti di Forlì sono da tempo nel mirino degli ambientalisti. Non a caso è proprio da quella città che è partita la crociata dei medici per l’ambiente.
Certo la decina dei cittadini che abitano vicino agli ampianti non speravano che la vicenda assumesse quel clamore sui giornali. Ma le associazioni che lottano contro il raddoppio delle linee di produzione ( WWf Forlì e Clan-Destino) hanno colto la palla al balzo ed ecco ora indagati i responsabili degli impianti di Hera, Claudio Draghi ed Enzo Mengozzi. La vicenda è ora al confronto con i periti per l’incidente probatorio. I cittadini sono difesi da due medici oncologici.
L’azienda è tranquilla, dicono alla Hera. I parametri sono rispettati. Sorge sempre il sospetto che sia la legge sbagliata che ha fissato questi parametri.
Perche se si riuscirà a dimostrare il nesso causale di questi impianti, dovremo ridiscutere tutto. Per fortuna il bambino sta meglio. Ma il principio di precauzione, che per gli industriali italiani, appare una bestemmia. dovrebbe essere applicato proprio a partire dall’infanzia, la più esposta ai danni ambientali.
Questi strumenti usati per distruggere scorie e rifiuti sono costati all’Italia la condanna dell’Europa, per averli messi in piedi senza valutazione di impatto ambientale. Nella faciloneria tutta italiota, prima si costruisce e poi si vede.
Domenica e lunedi si vota. Ma quei partiti che hanno messo nel programma di governo l’incenerimento come strategia, anziché polemizzare sulle schede elettorali se siano sbagliate o meno, dovrebbero riflettere, se non abbiano invece sbagliato, immaginando un futuro pieno di camini.
E se pensano ai loro nipoti.
mercoledì 9 aprile 2008 di Redazione Ambiente
Un bambino di 11 anni, vive accanto ad un inceneritore, ha un tumore maligno. Tra colpi di perizie, dopo un esposto di associazioni di ambientalisti ed un comitato di genitori, del fattaccio si occupa ora la magistratura.
Anzi gli inceneritori sono due, a poca distanza l’uno dall’altra. Gli impianti di Forlì sono da tempo nel mirino degli ambientalisti. Non a caso è proprio da quella città che è partita la crociata dei medici per l’ambiente.
Certo la decina dei cittadini che abitano vicino agli ampianti non speravano che la vicenda assumesse quel clamore sui giornali. Ma le associazioni che lottano contro il raddoppio delle linee di produzione ( WWf Forlì e Clan-Destino) hanno colto la palla al balzo ed ecco ora indagati i responsabili degli impianti di Hera, Claudio Draghi ed Enzo Mengozzi. La vicenda è ora al confronto con i periti per l’incidente probatorio. I cittadini sono difesi da due medici oncologici.
L’azienda è tranquilla, dicono alla Hera. I parametri sono rispettati. Sorge sempre il sospetto che sia la legge sbagliata che ha fissato questi parametri.
Perche se si riuscirà a dimostrare il nesso causale di questi impianti, dovremo ridiscutere tutto. Per fortuna il bambino sta meglio. Ma il principio di precauzione, che per gli industriali italiani, appare una bestemmia. dovrebbe essere applicato proprio a partire dall’infanzia, la più esposta ai danni ambientali.
Questi strumenti usati per distruggere scorie e rifiuti sono costati all’Italia la condanna dell’Europa, per averli messi in piedi senza valutazione di impatto ambientale. Nella faciloneria tutta italiota, prima si costruisce e poi si vede.
Domenica e lunedi si vota. Ma quei partiti che hanno messo nel programma di governo l’incenerimento come strategia, anziché polemizzare sulle schede elettorali se siano sbagliate o meno, dovrebbero riflettere, se non abbiano invece sbagliato, immaginando un futuro pieno di camini.
E se pensano ai loro nipoti.
lunedì 7 aprile 2008
venerdì 4 aprile 2008
Meeting internazionale Zero Rifiuti a Capannori
AMBIENTEFUTURO NEWS, APRILE 08: VERSO IL MEETING INTERNAZIONALE DEL 26-27 APRILE DI CAPANNORI PER UNA PRIMAVERA ZERO-RIFIUTI
DELEGAZIONI DA MEZZA EUROPA E NON SOLO PER LANCIARE LA PROPOSTA RIFIUTI ZERO PARTENDO DA CAPANNORI (PROVINCIA DI LUCCA).
Fervono i preparativi per un EVENTO che sicuramente lascerà il segno in Italia.
Il programma del meeting è ormai in via di chiusura e prevede oltre allo “Zero Waste dream team” formato da PAUL CONNETT, RICK ANTHONY, ERIC LOMBARDI E JEFF MORRIS, una fitta partecipazione di attivisti provenienti dal Regno Unito, dalla Francia, dalla Polonia, dalla Bulgaria, dalla Croazia (sarà presente anche la televisione croata), dal Belgio e probabilmente dalla Spagna. Naturalmente non mancheranno gli italiani (compreso il “vulcanico” BEPPE GRILLO CHE INTERVERRA’in teleconferenza al meeting il 27 mattina, appena”reduce” dalla celebrazione del V-DAY in programma il 25 aprile) a partire da quelli maggiormente “implicati” nelle “migliori pratiche”.ECCO PERCHE’ L’IDEA DI TRASCORRERE UNO WEEK-END A CAPANNORI nella splendida cornice di Villa Bruguier sede del meeting è invitante e sicuramente sarà accolta da numerose delegazioni provenienti da tutta Italia. RICORDIAMO CHE PER QUANTO RIGUARDA L’ACCOGLIENZA ( ma anche per conoscere il programma completo) si può consultare il sito web www.ambientefuturo.org DOVE E’ DISPONIBILE L’ELENCO DELLE STRUTTURE RICETTIVE (con relativi numeri telefonici) del Comune di Capannori.
TUTTE LE TAPPE DEL TOUR DI PAUL CONNETT E DEGLI ALTRI “AMERICANI”
Paul Connett sarà a FABRIANO il 18, poi il 19 a PERUGIA ed il 20 a CASSINO. Il 21 sarà a FOGGIA, poi a TARANTO e a SAN SEVERO. Dopo il meeting internazionale di Capannori del 26-27 sarà il 28 ad ANCONA e poi insieme ad Eric Lombardi, Jeff Morris e Rick Anthony sarà a BRESCIA il 29, il 30 a MILANO (medesima “formazione”) e il 2 maggio a REGGIO EMILIA. Insomma la campagna a favore della strategia “rifiuti zero”, questa volta, segna un ulteriore salto di qualità. Per questo chiamiamo tutte le realtà locali, comprese le amministrazioni più sensibili a seguire l’esempio di CAPANNORI, DI ACERRA, DI CARBONIA E DI AVIANO chiedendo di approvare o facendo approvare impegni ufficiali a favore della adozione della strategia rifiuti zero al 2020
INIZIATA AL PARLAMENTO EUROPEO LA DISCUSSIONE CHE PORTERA’ ENTRO GIUGNO ALLA APPROVAZIONE DELLA NUOVA NORMATIVA RIFIUTI.
Il 2 aprile si è svolta una prima discussione nella Commissione competente che porterà al voto dell’8 aprile ( dopo il voto in Commissione il provvedimento passerà all’assemblea plenaria del Parlamento europeo). Naturalmente pur riguardando molti aspetti il provvedimento è ormai noto perché esso contiene la “famosa” questione della “riclassificazione dell’incenerimento” che a partire dalla relatrice CAROLINE JACKSON del partito Conservatore Inglese si vorrebbe far passare a beneficio della potente lobby inceneritorista presente in forza a Bruxelles. Per un ragguaglio del succo delle posizioni che si sono confrontate nel corso della riunione del 2 aprile su www.ambientefuturo.org si può consultare un “briefing”(in inglese) inviatoci da JOAN MARC SIMON referente europeo di GAIA, l’organizzazione che più di altre, si sta battendo perché tale riclassificazione (che “scardinerebbe” la “gerarchia di gestione dei rifiuti”europea che fin qui ha giustamente “confinato” l’incenerimento nella FASE RESIDUALE DI SMALTIMENTO) venga respinta dal voto del Parlamento europeo. Per chi non lo avesse ancora fatto può inviare, in particolare ai parlamentari italiani presenti a Bruxelles, una serie di lettere e di prese di posizione scaricabili anch’esse da www.ambientefuturo.org
QUELLA DELLA MOZZARELLA CAMPANA ALLA DIOSSINA NON E’ UNA “BUFALA”
Che il rischio diossina fosse presente nel contesto campano e che in particolare si mettesse a rischio l’immagine stessa dei “prodotti tipici” come la mozzarella di bufala E’ UN’EVIDENZA conosciuta da almeno 6 anni da quando cioè si è dovuto constatare l’esistenza di “ZONE ROSSE” dove le autorità sanitarie hanno rintracciato livelli abnormi di diossina presenti nel latte di pecora ed anche in quello di bufala. Forse la novità dell’attuale CRISI sta nell’essere intervenuta nel bel mezzo della fase più acuta dell’emergenza campana che ha fatto il giro del mondo e nel colpire in modo che richia di essere generalizzato UNA “VOCE ECONOMICA” tra le più importanti per una regione che punta molto sul “pacchetto alimentare di qualità”. Certo non mancano le strumentalizzazioni interessate di paesi come il GIAPPONE, LA FRANCIA O LA CINA che per versi differenti “giocano sporco”forse per far dimenticare il loro contributo “stratosferico” alla produzione di diossine (il GIAPPONE E’ IL PAESE , almeno stando a quanto viene riportato dagli inventari internazionali ufficiali, CHE A LIVELLO MONDIALE E’ RESPONSABILE DELLA MAGGIORE IMMISSIONE NELL’AMBIENTE DI SUDDETTI MICROINQUINANTI ORGANICI), cosi’ come la FRANCIA con i suoi 300 e più inceneritori del recente passato ora ridotti a 130, ha dovuto fronteggiare la crisi delle carni e del latte bovino interessati dall’alta concentrazione di diossine).
MA RIDURRE TUTTO AD UN “COMPLOTTO INTERNAZIONALE” E’ SCIOCCO quando ormai tutti sanno che i terreni campani sono stati oggetto da forse più di 30 anni di SCARICHI SELVAGGI DI RIFIUTI PERICOLOSI che inevitabilmente hanno “contaminato” parte della CATENA ALIMENTARE. NON A CASO LA PRIMA EMERGENZA CAMPANA E’ QUELLA SANITARIA CHE RIMANDA AD INTERVENTI DI IMMEDIATA ED ESTESA BONIFICA.
Altro che “FAGOCITARE” mozzarelle come hanno fatto a gara Berlusconi e il ministro De Castro o “balbettare” di” mangimi che provengono da altri paesi” (aspetto che sporadicamente potrebbe anche essere avvenuto) per minimizzare i danni. IL PROBLEMA VERO E’ CHE SE NON SI FANNO I CONTI CON I FANTASMI DEL PASSATO E CON LE COLPEVOLI INCAPACITA’ DEL PRESENTE IL “PACCHETTO ALIMENTARE CAMPANO” ANDRA’ IN FUMO e con esso il BENE ECONOMICO PIU’ DURATURO PER UNA GRANDE PARTE DELL’AREA MERIDIONALE.
OCCORRE QUINDI TRASPARENZA SUI DATI ED INTENSIFICARE I CONTROLLI, NON SOLO SULLE MATRICI ALIMENTARI, MA ANCHE SU QUELLE UMANE. IL GIAPPONE E LA FRANCIA , CON TUTTI I LORO LIMITI HANNO UNA NOTEVOLE MESSE DI DATI RELATIVI ALLA PRESENZA DI DIOSSINE NEL LATTE E NELLE CARNI VACCINE MA ANCHE NEL LATTE MATERNO. IN ITALIA NON CONSTATIAMO NIENTE DI TUTTO CIO’ E NONOSTANTE QUESTO SI CONTINUANO A PROPORRE DECINE DI INCENERITORI E DI IMPIANTI INQUINANTI.
Volenti o nolenti tutti sanno che , per esempio, sui terreni della fertile ACERRA sono state “spalmate”in anni passati le ceneri degli inceneritori del nord “spacciate” da fertilizzanti. METTERE LA TESTA SOTTO LA SABBIA EVITANDO DI FARE I CONTI CON QUESTO DISASTRO, COME FA LA GRAN PARTE DELLA CLASSE POLITICA CAMPANA E NAZIONALE E’ CRIMINALE NELLO STESSO MODO IN CUI LA CAMORRA HA FATTO AFFERIRE I RIFIUTI TOSSICI NON SOLO DALL’ITALIA per seppellirli nel numero infinito delle discariche abusive campane. PROPRIO PER TUTELARE I PRODOTTI DI QUALITA’ E NECESSARIA UN’IMPIETOSA RICOGNIZIONE DELLO STATO DI SALUTE DEI NOSTRI TERRITORI E DELLE POPOLAZIONI. E QUESTO VALE IN PRIMIS PER LA CAMPANIA MA ANCHE PER TUTTO IL RESTO D’ITALIA, DA TARANTO A BRESCIA.
TUTTO IL RESTO ( comprese le grottesche abbuffate di mozzarella da parte dei principali politici italiani) costituisce nient’altro che una nuova puntata della messa in onda del “DECLINO ITALIANO”.
Rossano Ercolini, Fabio Lucchesi, Pier Felice Ferri
DELEGAZIONI DA MEZZA EUROPA E NON SOLO PER LANCIARE LA PROPOSTA RIFIUTI ZERO PARTENDO DA CAPANNORI (PROVINCIA DI LUCCA).
Fervono i preparativi per un EVENTO che sicuramente lascerà il segno in Italia.
Il programma del meeting è ormai in via di chiusura e prevede oltre allo “Zero Waste dream team” formato da PAUL CONNETT, RICK ANTHONY, ERIC LOMBARDI E JEFF MORRIS, una fitta partecipazione di attivisti provenienti dal Regno Unito, dalla Francia, dalla Polonia, dalla Bulgaria, dalla Croazia (sarà presente anche la televisione croata), dal Belgio e probabilmente dalla Spagna. Naturalmente non mancheranno gli italiani (compreso il “vulcanico” BEPPE GRILLO CHE INTERVERRA’in teleconferenza al meeting il 27 mattina, appena”reduce” dalla celebrazione del V-DAY in programma il 25 aprile) a partire da quelli maggiormente “implicati” nelle “migliori pratiche”.ECCO PERCHE’ L’IDEA DI TRASCORRERE UNO WEEK-END A CAPANNORI nella splendida cornice di Villa Bruguier sede del meeting è invitante e sicuramente sarà accolta da numerose delegazioni provenienti da tutta Italia. RICORDIAMO CHE PER QUANTO RIGUARDA L’ACCOGLIENZA ( ma anche per conoscere il programma completo) si può consultare il sito web www.ambientefuturo.org DOVE E’ DISPONIBILE L’ELENCO DELLE STRUTTURE RICETTIVE (con relativi numeri telefonici) del Comune di Capannori.
TUTTE LE TAPPE DEL TOUR DI PAUL CONNETT E DEGLI ALTRI “AMERICANI”
Paul Connett sarà a FABRIANO il 18, poi il 19 a PERUGIA ed il 20 a CASSINO. Il 21 sarà a FOGGIA, poi a TARANTO e a SAN SEVERO. Dopo il meeting internazionale di Capannori del 26-27 sarà il 28 ad ANCONA e poi insieme ad Eric Lombardi, Jeff Morris e Rick Anthony sarà a BRESCIA il 29, il 30 a MILANO (medesima “formazione”) e il 2 maggio a REGGIO EMILIA. Insomma la campagna a favore della strategia “rifiuti zero”, questa volta, segna un ulteriore salto di qualità. Per questo chiamiamo tutte le realtà locali, comprese le amministrazioni più sensibili a seguire l’esempio di CAPANNORI, DI ACERRA, DI CARBONIA E DI AVIANO chiedendo di approvare o facendo approvare impegni ufficiali a favore della adozione della strategia rifiuti zero al 2020
INIZIATA AL PARLAMENTO EUROPEO LA DISCUSSIONE CHE PORTERA’ ENTRO GIUGNO ALLA APPROVAZIONE DELLA NUOVA NORMATIVA RIFIUTI.
Il 2 aprile si è svolta una prima discussione nella Commissione competente che porterà al voto dell’8 aprile ( dopo il voto in Commissione il provvedimento passerà all’assemblea plenaria del Parlamento europeo). Naturalmente pur riguardando molti aspetti il provvedimento è ormai noto perché esso contiene la “famosa” questione della “riclassificazione dell’incenerimento” che a partire dalla relatrice CAROLINE JACKSON del partito Conservatore Inglese si vorrebbe far passare a beneficio della potente lobby inceneritorista presente in forza a Bruxelles. Per un ragguaglio del succo delle posizioni che si sono confrontate nel corso della riunione del 2 aprile su www.ambientefuturo.org si può consultare un “briefing”(in inglese) inviatoci da JOAN MARC SIMON referente europeo di GAIA, l’organizzazione che più di altre, si sta battendo perché tale riclassificazione (che “scardinerebbe” la “gerarchia di gestione dei rifiuti”europea che fin qui ha giustamente “confinato” l’incenerimento nella FASE RESIDUALE DI SMALTIMENTO) venga respinta dal voto del Parlamento europeo. Per chi non lo avesse ancora fatto può inviare, in particolare ai parlamentari italiani presenti a Bruxelles, una serie di lettere e di prese di posizione scaricabili anch’esse da www.ambientefuturo.org
QUELLA DELLA MOZZARELLA CAMPANA ALLA DIOSSINA NON E’ UNA “BUFALA”
Che il rischio diossina fosse presente nel contesto campano e che in particolare si mettesse a rischio l’immagine stessa dei “prodotti tipici” come la mozzarella di bufala E’ UN’EVIDENZA conosciuta da almeno 6 anni da quando cioè si è dovuto constatare l’esistenza di “ZONE ROSSE” dove le autorità sanitarie hanno rintracciato livelli abnormi di diossina presenti nel latte di pecora ed anche in quello di bufala. Forse la novità dell’attuale CRISI sta nell’essere intervenuta nel bel mezzo della fase più acuta dell’emergenza campana che ha fatto il giro del mondo e nel colpire in modo che richia di essere generalizzato UNA “VOCE ECONOMICA” tra le più importanti per una regione che punta molto sul “pacchetto alimentare di qualità”. Certo non mancano le strumentalizzazioni interessate di paesi come il GIAPPONE, LA FRANCIA O LA CINA che per versi differenti “giocano sporco”forse per far dimenticare il loro contributo “stratosferico” alla produzione di diossine (il GIAPPONE E’ IL PAESE , almeno stando a quanto viene riportato dagli inventari internazionali ufficiali, CHE A LIVELLO MONDIALE E’ RESPONSABILE DELLA MAGGIORE IMMISSIONE NELL’AMBIENTE DI SUDDETTI MICROINQUINANTI ORGANICI), cosi’ come la FRANCIA con i suoi 300 e più inceneritori del recente passato ora ridotti a 130, ha dovuto fronteggiare la crisi delle carni e del latte bovino interessati dall’alta concentrazione di diossine).
MA RIDURRE TUTTO AD UN “COMPLOTTO INTERNAZIONALE” E’ SCIOCCO quando ormai tutti sanno che i terreni campani sono stati oggetto da forse più di 30 anni di SCARICHI SELVAGGI DI RIFIUTI PERICOLOSI che inevitabilmente hanno “contaminato” parte della CATENA ALIMENTARE. NON A CASO LA PRIMA EMERGENZA CAMPANA E’ QUELLA SANITARIA CHE RIMANDA AD INTERVENTI DI IMMEDIATA ED ESTESA BONIFICA.
Altro che “FAGOCITARE” mozzarelle come hanno fatto a gara Berlusconi e il ministro De Castro o “balbettare” di” mangimi che provengono da altri paesi” (aspetto che sporadicamente potrebbe anche essere avvenuto) per minimizzare i danni. IL PROBLEMA VERO E’ CHE SE NON SI FANNO I CONTI CON I FANTASMI DEL PASSATO E CON LE COLPEVOLI INCAPACITA’ DEL PRESENTE IL “PACCHETTO ALIMENTARE CAMPANO” ANDRA’ IN FUMO e con esso il BENE ECONOMICO PIU’ DURATURO PER UNA GRANDE PARTE DELL’AREA MERIDIONALE.
OCCORRE QUINDI TRASPARENZA SUI DATI ED INTENSIFICARE I CONTROLLI, NON SOLO SULLE MATRICI ALIMENTARI, MA ANCHE SU QUELLE UMANE. IL GIAPPONE E LA FRANCIA , CON TUTTI I LORO LIMITI HANNO UNA NOTEVOLE MESSE DI DATI RELATIVI ALLA PRESENZA DI DIOSSINE NEL LATTE E NELLE CARNI VACCINE MA ANCHE NEL LATTE MATERNO. IN ITALIA NON CONSTATIAMO NIENTE DI TUTTO CIO’ E NONOSTANTE QUESTO SI CONTINUANO A PROPORRE DECINE DI INCENERITORI E DI IMPIANTI INQUINANTI.
Volenti o nolenti tutti sanno che , per esempio, sui terreni della fertile ACERRA sono state “spalmate”in anni passati le ceneri degli inceneritori del nord “spacciate” da fertilizzanti. METTERE LA TESTA SOTTO LA SABBIA EVITANDO DI FARE I CONTI CON QUESTO DISASTRO, COME FA LA GRAN PARTE DELLA CLASSE POLITICA CAMPANA E NAZIONALE E’ CRIMINALE NELLO STESSO MODO IN CUI LA CAMORRA HA FATTO AFFERIRE I RIFIUTI TOSSICI NON SOLO DALL’ITALIA per seppellirli nel numero infinito delle discariche abusive campane. PROPRIO PER TUTELARE I PRODOTTI DI QUALITA’ E NECESSARIA UN’IMPIETOSA RICOGNIZIONE DELLO STATO DI SALUTE DEI NOSTRI TERRITORI E DELLE POPOLAZIONI. E QUESTO VALE IN PRIMIS PER LA CAMPANIA MA ANCHE PER TUTTO IL RESTO D’ITALIA, DA TARANTO A BRESCIA.
TUTTO IL RESTO ( comprese le grottesche abbuffate di mozzarella da parte dei principali politici italiani) costituisce nient’altro che una nuova puntata della messa in onda del “DECLINO ITALIANO”.
Rossano Ercolini, Fabio Lucchesi, Pier Felice Ferri
giovedì 3 aprile 2008
La pecora che produrrà Lana colorata
fonte il centro UNIVERSITA’ E RICERCA GENETICA
Accordo scienze bio-mediche e Arssa filati dall’incrocio tra arieti e merinos
PESCARA. Arrivano dall’Australia gli arieti per produrre lana colorata che renderanno meno monotono il bianco candore dei greggi abruzzesi. «Vesti l’ambiente», è questo il nome del progetto che la Facoltà di scienze biomediche dell’Università di Teramo porta avanti con una convenzione fatta con l’Arssa (Agenzia regionale per i servizi di sviluppo agricolo) che permetterà ad alcune aziende abruzzesi di collaborare all’inserimento di arieti dal vello colorato sul nostro territorio. Utili per l’industria tessile. Una notizia che ha il sapore del “Pesce d’Aprile” ma, invece, è una storia scientifica vera e intrigante.
«La produzione della lana», afferma la professoressa Barbara Barboni, coordinatrice del progetto, insieme ai professori Lambertini e Renieri, «ha avuto un momento di crisi molto forte dovuto alle caratteristiche di scarsa finezza del vello degli ovini abruzzesi, dei quali si è così giunti a sfruttare soprattutto la produzione di carne e di latte». Da qui l’interesse per l’introduzione e la diffusione delle linee genetiche di ovini a vello colorato mediante l’inserimento di arieti colorati in aziende che allevano ovini di razza merinizzata italiana da carne.
Il progetto prevede il recupero della lana in due modi: da un lato la riduzione della finezza del vello attraverso la selezione genetica degli animali «così da poter ottenere una fibra tale da consentire filati di pregio», spiegano i ricercatori di Scienze bio-mediche, «e dall’altro l’introduzione di nuove linee colorate che non hanno bisogno di essere trattate con nessuna sostanza e che apportano benefici anche dal punto di vista ecologico».
La lana infatti acquisisce un valore aggiunto quando non viene sottoposta a colorazione artificiale ed è questo il caso di alcune razze di ovini provenienti da Nuova Zelanda e Australia, il cui vello ha colori naturali che vanno dal nero al marrone. «Con l’inserimento e la selezione sul nostro territorio di questi capi», prevede il progetto studiato ccon l’Arssa, «si potrà ottenere un’ottima lana con caratteristiche totalmente naturali e con una colorazione che attraversa le sfumature dal “testa di moro” al grigio, dal tabacco al beige».
Queste nuove proprietà saranno garantite dagli arieti australiani ccon le pecore marchigiane si otterranno così animali di seconda e terza generazione con una finezza del vello idonea ad ottenere filati e quindi manufatti di qualità elevata.
Gli allevatori, viene richiesto nella convenzione, dovranno però avere un occhio di riguardo per questi animali, mettendo loro a disposizione uno spazio opportunamente coperto per evitare l’esposizione diretta del vello alla luce solare. Il sole, infatti, modifica il colore della lana, «pertanto», si legge neel progetto, «si consiglia di condurre gli ovini al pascolo nelle ore meno assolate della giornata soprattutto nel periodo estivo mentre è preferibile lasciarli all’aperto quando piove».
Inoltre questi animali hanno bisogno di una minima lettiera per mantenere il più possibile la lana pulita. Tutte attenzioni che fanno pensare a come non appartenga a questi ovili il vecchio adagio che vede «la pecola nera» la meno fortunata.
Accordo scienze bio-mediche e Arssa filati dall’incrocio tra arieti e merinos
PESCARA. Arrivano dall’Australia gli arieti per produrre lana colorata che renderanno meno monotono il bianco candore dei greggi abruzzesi. «Vesti l’ambiente», è questo il nome del progetto che la Facoltà di scienze biomediche dell’Università di Teramo porta avanti con una convenzione fatta con l’Arssa (Agenzia regionale per i servizi di sviluppo agricolo) che permetterà ad alcune aziende abruzzesi di collaborare all’inserimento di arieti dal vello colorato sul nostro territorio. Utili per l’industria tessile. Una notizia che ha il sapore del “Pesce d’Aprile” ma, invece, è una storia scientifica vera e intrigante.
«La produzione della lana», afferma la professoressa Barbara Barboni, coordinatrice del progetto, insieme ai professori Lambertini e Renieri, «ha avuto un momento di crisi molto forte dovuto alle caratteristiche di scarsa finezza del vello degli ovini abruzzesi, dei quali si è così giunti a sfruttare soprattutto la produzione di carne e di latte». Da qui l’interesse per l’introduzione e la diffusione delle linee genetiche di ovini a vello colorato mediante l’inserimento di arieti colorati in aziende che allevano ovini di razza merinizzata italiana da carne.
Il progetto prevede il recupero della lana in due modi: da un lato la riduzione della finezza del vello attraverso la selezione genetica degli animali «così da poter ottenere una fibra tale da consentire filati di pregio», spiegano i ricercatori di Scienze bio-mediche, «e dall’altro l’introduzione di nuove linee colorate che non hanno bisogno di essere trattate con nessuna sostanza e che apportano benefici anche dal punto di vista ecologico».
La lana infatti acquisisce un valore aggiunto quando non viene sottoposta a colorazione artificiale ed è questo il caso di alcune razze di ovini provenienti da Nuova Zelanda e Australia, il cui vello ha colori naturali che vanno dal nero al marrone. «Con l’inserimento e la selezione sul nostro territorio di questi capi», prevede il progetto studiato ccon l’Arssa, «si potrà ottenere un’ottima lana con caratteristiche totalmente naturali e con una colorazione che attraversa le sfumature dal “testa di moro” al grigio, dal tabacco al beige».
Queste nuove proprietà saranno garantite dagli arieti australiani ccon le pecore marchigiane si otterranno così animali di seconda e terza generazione con una finezza del vello idonea ad ottenere filati e quindi manufatti di qualità elevata.
Gli allevatori, viene richiesto nella convenzione, dovranno però avere un occhio di riguardo per questi animali, mettendo loro a disposizione uno spazio opportunamente coperto per evitare l’esposizione diretta del vello alla luce solare. Il sole, infatti, modifica il colore della lana, «pertanto», si legge neel progetto, «si consiglia di condurre gli ovini al pascolo nelle ore meno assolate della giornata soprattutto nel periodo estivo mentre è preferibile lasciarli all’aperto quando piove».
Inoltre questi animali hanno bisogno di una minima lettiera per mantenere il più possibile la lana pulita. Tutte attenzioni che fanno pensare a come non appartenga a questi ovili il vecchio adagio che vede «la pecola nera» la meno fortunata.
martedì 1 aprile 2008
Zanotelli , Veltroni & Acqua S.P.A.
Napoli, 22 marzo 2008
Caro Walter,
pace e bene!
Oggi, giornata Mondiale dell'acqua, mi sono sentito ancora più spinto a
scriverti questa lettera aperta. Ho esitato molto a farlo proprio
perchè siamo in piena campagna elettorale., ma alla fine ho deciso di
scriverla mosso dall'enorme grido degli impoveriti che mi ruggisce
dentro.
Tu sei venuto a trovarmi a Korogocho, una spaventosa
baraccopoli di Nairobi - Kenia, e hai toccato con mano come "vivono" i
baraccati d'Africa. Davanti a quell'inferno umano, tu hai pianto. Mi
avevi promesso, in quella densa conversazione nella mia baracca, che
avresti portato quell'immenso grido di sofferenza umana nell'area
politica. Ora che sei il segretario del PD sembra che ti sia
dimenticato di quel "grido dei poveri". Non ne sento proprio parlare.
Non chiedo carità (non serve!), chiedo giustizia, quella distributiva
che è il campo specifico della politica. E non parlo solo della fame
del mondo (fa già parte degli 8 obiettivi del Millennio, su cui si è
fatto quasi nulla!), ma soprattutto della sete del mondo. (Infatti non
è più il petrolio il bene supremo, ma l'acqua che, con i cambiamenti
climatici, andrà scarseggiando). Se per questo è vero, perchè nel tuo
progframma elettorale appoggi la privatizzazione dell'acqua?
Lo sai che
questo significa la morte di milioni di persone per sete? Con questa
logica di privatizzazione, se oggi abbiamo cinquanta milioni di morti
per fame, domani avremo cento milioni di morti di sete. Sono scelte
politiche che si pagano con milioni di morti.
Caro Walter, perchè
quelle tue lacrime su Korogocho non le puoi trasformare in gocce
d'acqua per i poveri? L'acqua è sacra, l'acqua è vita.
Caro Walter,
perchè non puoi proclamare che l'acqua non è una merce, ma un diritto
fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunità locali con
totale capitale pubblico, al minimo costo possibile per l'utente, senza
essere SPA?
Solo così potrai asciugare le tue lacrime e quelle degli
impoveriti del pianeta, ma anche dei poveri del Nord come le classi
deboli di questa mia Napoli.
Chi dei nostri poveri potrà mai bere
l'acqua del rubinetto, con bollette aumentate del 300%, come è avvenuto
ad Aprilia (Latina)?
Caro Walter, sull'acqua ci giochiamo tutto, ci
giochiamo la nostra stessa democrazia, ci giochiamo il futuro del
pianet.
Caro Walter, non dimenticarti di quelle lacrime di Korogocho!
Alex Zanotelli
Rete Radié Resch di Quarrata
e-mail a.
vermigli@rrrquarrata.it
sito web http://www.rrrquarrata.it
Caro Walter,
pace e bene!
Oggi, giornata Mondiale dell'acqua, mi sono sentito ancora più spinto a
scriverti questa lettera aperta. Ho esitato molto a farlo proprio
perchè siamo in piena campagna elettorale., ma alla fine ho deciso di
scriverla mosso dall'enorme grido degli impoveriti che mi ruggisce
dentro.
Tu sei venuto a trovarmi a Korogocho, una spaventosa
baraccopoli di Nairobi - Kenia, e hai toccato con mano come "vivono" i
baraccati d'Africa. Davanti a quell'inferno umano, tu hai pianto. Mi
avevi promesso, in quella densa conversazione nella mia baracca, che
avresti portato quell'immenso grido di sofferenza umana nell'area
politica. Ora che sei il segretario del PD sembra che ti sia
dimenticato di quel "grido dei poveri". Non ne sento proprio parlare.
Non chiedo carità (non serve!), chiedo giustizia, quella distributiva
che è il campo specifico della politica. E non parlo solo della fame
del mondo (fa già parte degli 8 obiettivi del Millennio, su cui si è
fatto quasi nulla!), ma soprattutto della sete del mondo. (Infatti non
è più il petrolio il bene supremo, ma l'acqua che, con i cambiamenti
climatici, andrà scarseggiando). Se per questo è vero, perchè nel tuo
progframma elettorale appoggi la privatizzazione dell'acqua?
Lo sai che
questo significa la morte di milioni di persone per sete? Con questa
logica di privatizzazione, se oggi abbiamo cinquanta milioni di morti
per fame, domani avremo cento milioni di morti di sete. Sono scelte
politiche che si pagano con milioni di morti.
Caro Walter, perchè
quelle tue lacrime su Korogocho non le puoi trasformare in gocce
d'acqua per i poveri? L'acqua è sacra, l'acqua è vita.
Caro Walter,
perchè non puoi proclamare che l'acqua non è una merce, ma un diritto
fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunità locali con
totale capitale pubblico, al minimo costo possibile per l'utente, senza
essere SPA?
Solo così potrai asciugare le tue lacrime e quelle degli
impoveriti del pianeta, ma anche dei poveri del Nord come le classi
deboli di questa mia Napoli.
Chi dei nostri poveri potrà mai bere
l'acqua del rubinetto, con bollette aumentate del 300%, come è avvenuto
ad Aprilia (Latina)?
Caro Walter, sull'acqua ci giochiamo tutto, ci
giochiamo la nostra stessa democrazia, ci giochiamo il futuro del
pianet.
Caro Walter, non dimenticarti di quelle lacrime di Korogocho!
Alex Zanotelli
Rete Radié Resch di Quarrata
e-mail a.
vermigli@rrrquarrata.it
sito web http://www.rrrquarrata.it
Iscriviti a:
Post (Atom)